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I musicàl spettacòl scritti diretti ed
interpretati da Marte Costa ambiscono ad assolvere
l’ineluttabile compito di ogni autore: creare uno stile.
Partono dall’appassionato stralunato pretesto narrativo di
solidi classici della letteratura (anziché le consuete
vicenduole di poco costrutto di tanti musical) e con
composizioni e liriche inedite, per un ricercar cantando
di una lettura autorale doverosamente originale e non
ascrivibile a nessun “genere”, hanno solo disparati variegati
riferimenti, dalla grande tradizione dell’operà comique alla
commedia musicale italiana, suoni e tempi che riecheggiano
colonne sonore (Nino Rota?), musiche per il teatro italiano
(Fiorenzo Carpi?) echi di canzonette da vaudeville e
varietà (Macario? Rascel? Nino Taranto?)
Non mancano arditi ambiziosi riferimenti alle avanguardie
ed alla musica per il teatro del novecento europeo (Stravinskij,
Prokofiev, Satie?) pur senza rinunciare ad una divertita
apparente immediatezza dell’esecuzione. Arrangiamenti e vena
compositiva incurante del pop radiofonico, e non ascrivibile al
classico stile musical-Webber, ma struggendosi lirico si dà
delle vere e proprie arie, oltre ad un passionale tocco
“latino” nella scelta di tempi ternari di valzer, habanera,
tango, bolero, zoppicanti cha cha cha e italianissime
tarantelle rossiniane, poi tempi dispari, irregolari
marcette, passerelle a singhiozzo da avanspettacolo,
ritmi spezzati o giocosamente sincopati su trame e armonie
jazzistiche.
È
ricerca (ma non si parla qui di quel teatro di ricerca dove ci
vogliono venti minuti solo per... sedersi su una sedia!?) di colori e timbri
sia nella recitazione,
antinaturalistica ed espressionista,
surreale, sia nell’aspetto melodico-vocale dei brani, con temi
impreziositi dall’emanciparsi di dissonanze e, mai gratuiti,
virtuosismi, parti a cappella e stravaganti armonizzazioni
a più voci.
Versi dei brani che parlano di tutto il serio con il massimo del
faceto possibile e viceversa, velocissimamente scoppiettanti o
distesi su lunghe note, mai banalmente descrittivi, articolati
su giochi sintattici e fonetici o invenzioni
linguistiche, spesso con un lessico inusitato nella
forma della canzone, e talvolta spiazzante, lambiccato o
ludicamente ampolloso.
I personaggi sono caratterizzati a sapide pennellate, poiché gli
spettacoli si snodano attraverso i soli passaggi salienti, con
rutilante alternarsi di tempi e guizzi surreali, evitando
farraginose didascalie, recitativi, o prolisse ripetitive
introduzioni. Spettacoli per quadri aforismatici,
sintetici e pregnanti, serrati in un ritmo incalzante,
vorticosamente alternandosi tra brani talvolta di pochi secondi,
lasciando poi magari più spazio alle arie ed ai concertati dei
personaggi, alla rappresentazione del piano emotivo e
metaforico della narrazione. Ma sempre in spettacoli
relativamente brevi, evitando lungaggini auto-compiaciute, con
sintetiche pregne parti recitate-letterarie… a prova di tristo
telecomandodipendente!
I movimenti coreografici, essenziali, sono
schizzati con tratti scarni e geometrici, con paradosso di gesto
(filippotommaso) marionettistico, ma anche con improvvisi slanci, e fanno da
contrappunto al recitar cantando, non sono mai solo decorativi.
La scena quasi sempre nuda, i costumi inventati
con un nonnulla, e gli oggetti sempre utilizzati con ironica
enfasi, recuperati in cantine solai e cassonetti (necessità,
solo qui con l'accento sulla à, virtù...), o a volte forme tagliate nel cartone grezzo (i
cartoni anima- tu), il canto tutto dal vivo e senza
l’ausilio di microfoni, i paradossi di un umorismo
provocatorio, ma anche sociale e polisemanticamente
politico, avvicinano gli spettacoli più che al
musical,
forse al cabaret tedesco alla Kurt Weill
dell’Opera da tre soldi, o Piscator perfino, ma come italianizzato alla
fiamma della verve di Petrolini...
Diversa la squadra dei molti interpreti per ogni
spettacolo, in una giocosa girandola di voci e volti di ogni età
e (s)formazione, poiché la compagnia, necèssita,
di virtù (e quanta!) e si
compone e scompone quindi di continuo, in un
kolossal-dilett-avanspett-corrid-variet-animazvillagvacanz,
l’ambiziosissima Gesamtkunstwerk (!) del marziano
poetinomelodettoreietto e
solitario.
Recital: da Nietzsche alla
fiabe, da Darwin a Roland Barthes, le letture e narrazioni
animate, sempre corredate di musiche originali, oltre
naturalmente al grande impeto dato alla musicalità della parola
stessa, sono gli spettacoli più da camera (qualunque camera!) di
Marte Costa, qui in prevalente veste di attore, affabulatore,
istrione... <finedicitore>. Grandi classici, biografie, poesia
contemporanea, provocazioni sull’attualità, invettive,
mescolanza di, dubbie, storie reali e di, più concrete!,
immaginarie.
©
marte costa 2002
Gli spettacoli sono andati in scena tra gli altri:
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Festival TIP, Chico Bum
Festival, Teatro Gobetti Torino, Teatro Ariberto Milano, Giardini Reali, Suoneria auditorium, Premio Grinzane Cavour-Il
canto delle Parole, Teatro Caos, Rassegna Rigenerazione-Teatro
Stabile Torino, Teatro Juvarra, Festival Avignon Off,Unione
Culturale, Museo Borgogna Vercelli-Rassegna “l’arte si fa
sentire”, Teatro Politeama Saluzzo, Festival Eccentrico, Piazza
San Carlo, Teatro Cantalupa, Teatro della Caduta, Eikon Teatro,
Parco della Tesoriera, Hiroshima mon Amour, Teatro del Lavoro,
Cavallerizza Reale, Accademia Belle Arti, Università degli studi di Torino… |